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Sticky fingers: le impronte digitali tra storia antica, archeologia e computational imaging
Toccare con mano gli oggetti antichi vuole di fatto dire provare a ripercorrere a ritroso la loro storia, ricostruire la loro “biografia” materiale. Ma soprattutto, vuol dire cercare di comprendere meglio la storia di coloro – donne e uomini – che, a loro volta, toccarono tali oggetti nel momento stesso della loro creazione.
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Capita infatti, a volte, che le persone dietro a quegli oggetti abbiano lasciato (volontariamente o involontariamente) un segno indelebile del loro passaggio; e quale migliore segno “personale” di un’impronta digitale?
Oggi grazie agli importanti avanzamenti compiuti dal mondo digitale e, in particolare, dalle tecniche di Computational Imaging, due distinte équipe di ricerca stanno avviando interessanti studi dattiloscopici, tentando di “decifrare” le impronte digitali antiche per meglio comprendere i processi produttivi e le dinamiche artigianali di una determinata produzione. I casi studio in questione riguardano il vicino Oriente antico e la grecità d’Occidente.
Contesti lontani tra loro, nel tempo e nello spazio, ma che dimostrano, ognuno con le proprie specificità, le straordinarie possibilità di questo ambito di ricerca.
